Lui è quella persona cara che c'è sempre per te ― Silvio Cattarina

Yana Alieva
Una ragazza del progetto "Decimo pianeta" dell'ONG "Emmaus" nell'estate del 2021 ha visitato il centro di riabilitazione L'imprevisto e ci racconta le sue impressioni dopo l'incontro con il fondatore Silvio Cattarina
Ho incontrato Silvio per la prima volta durante una videochiamata su Zoom organizzata da noi di Emmaus e da L'imprevisto, il suo progetto per ragazze con dipendenze. Mi ha subito colpita la sua presentazione, di un signore così buono e saggio che ha creato qualcosa di incredibilmente grande. Non ho capito subito di cosa si occupasse esattamente, per questo a un certo punto mi è venuta la domanda su cosa fosse quell'enorme progetto di cui tutti parlavano, chi fosse Silvio e quale fosse il suo percorso.
Noi non siamo quello che facciamo ma l'incontro che è accaduto nella nostra vita
La prima volta che ho visto Silvio è stata attraverso uno schermo anche se, in realtà, lui è già stato molte volte a Kharkiv, è amico dei miei genitori italiani (la famiglia che accoglie durante le vacanze e accompagna a distanza ragazzi che sono in orfanotrofio o che sono usciti) e ovviamente loro, a differenza mia, conoscono Silvio. Mi è rimasta impressa la sua frase che noi non siamo quello che facciamo ma l'incontro che è accaduto nella nostra vita. Ho sentito che era una cosa veramente profonda, infatti è proprio vero che le persone che mi circondano e l'incontro con loro hanno segnato profondamente la mia crescita e maturazione. Poi sono andata da Elena (presidente dell'ONG "Emmaus") chiedendole chi fosse Silvio e lei mi ha risposto "Io non te lo dico. Vieni a vedere, ti stanno aspettando. Vedi, Silvio ti aspetta".

Quest'estate, durante un viaggio in Italia, sono andata a Pesaro (dove si trova il centro L'imprevisto) con ansia ed interesse. Ero un po' preoccupata perché non sapevo esattamente dove stessi andando, però ero aperta a qualsiasi cosa e sapevo con certezza che sarebbe stato bello. Infatti, da come parlava lui, da come parlavano le ragazze in quell'incontro su Zoom, ho capito che era veramente una cosa grande.
Quest'estate, durante un viaggio in Italia, sono andata a Pesaro (dove si trova il centro L'imprevisto) con ansia ed interesse. Ero un po' preoccupata perché non sapevo esattamente dove stessi andando, però ero aperta a qualsiasi cosa e sapevo con certezza che sarebbe stato bello. Infatti, da come parlava lui, da come parlavano le ragazze in quell'incontro su Zoom, ho capito che era veramente una cosa grande.


Quando sono arrivata là ho partecipato a un incontro in cui un signore ha raccontato la propria esperienza di lavoro, come portarla avanti e come trovare la propria strada. Per la prima volta ho visto Silvio dal vivo. Lui si è avvicinato a me con un sorriso, uno sguardo tale, e mi ha chiesto: "Sei tu Yana?". Io gli ho risposto "Sì", e lui "Cavolo, come sei bella". Mi ha abbracciato forte, ha fatto subito una battuta su qualcosa e si è ricomposto. Avevo un po' di agitazione trovandomi davanti a una persona che aveva dato vita a una storia così incredibile. Dalle rughe attorno agli occhi, dallo sguardo profondo, da un abbraccio così grande ho sentito che era come se mi avessero sempre atteso in quel luogo, come se l'incontro con me fosse una cosa che egli desiderava tanto. Mi ha abbracciato, e questo è stato molto importante perché proprio grazie a un contatto fisico di questo tipo ho capito subito di essere al sicuro. Cioè, andava tutto bene ed era possibile aprirsi, mettersi a proprio agio. Mi ha parlato di una cosa interessante: visitare il luogo dove vivono le ragazze del suo progetto, il che sarebbe stata un'esperienza stupenda. Mi ha detto: "Vai a vedere, facciamo conoscenza. Dona loro qualcosa di tuo".

Poi ci sono stati altri incontri in cui lui ha detto che non bisogna mai dimenticare quello che abbiamo. Infatti non è solo grazie a noi se siamo così buoni, bensì grazie alle persone che ci circondano, che ci sono sempre affianco e che in qualche modo ci guidano, grazie a Dio. Mi ha molto sorpreso perché anch'io ero d'accordo con questa affermazione. Ma in quel momento io e lui abbiamo iniziato persino a discutere sul fatto che, malgrado il nostro percorso, il nostro "sì" a una proposta ricevuta, non ci sia un significato. A ciò ha ribattuto che in qualsiasi situazione i protagonisti siamo noi. Non bisogna però pensare di essere da soli e di poter andare avanti con le sole proprie forze. Cioè abbiamo bisogno gli uni degli altri.
A ciò ha ribattuto che in qualsiasi situazione i protagonisti siamo noi. Non bisogna però pensare di essere da soli e di poter andare avanti con le sole proprie forze. Cioè abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Dopo poco sono andata dove vivono le ragazze del suo progetto e ho trascorso con loro una settimana. Ho vissuto con loro e ho fatto quello che facevano loro. La loro giornata segue un determinato ordine e ci sono delle regole severe: devi pulire il bagno, preparare da mangiare (io, oltretutto, ho imparato a fare il pane). In quel luogo si vede subito tutto il lavoro fatto in tanti anni da tutte le persone che aiutano i ragazzi. È sorprendente come ogni cosa sia pensata fin nei minimi dettagli.

Silvio ha detto che questo è un luogo dove non sei giudicato per il tuo passato. Infatti, tante persone ne sono fuggite e poi ci sono ricadute e verso di loro hanno avuto uno sguardo come se non fosse successo niente, come se andasse tutto bene e tutti fossero contenti. Questo sorprende anche me: quanto dev'essere grande il cuore di questa persona per riuscire a riaccogliere delle persone che per l'ennesima volta se ne sono andate da lì?

con qualcuno è tutto più facile ed è meglio
Loro insegnano a condividere. Gli insegnano che non sono soli, che possono fidarsi delle persone e del mondo. È questo ciò di cui anch'io avevo bisogno, infatti nella mia esperienza di crescita in orfanotrofio ho messo su un modo di fare per cui io faccio tutto da sola, non ho bisogno di nessuno ecc. Per questo motivo, di fronte a qualsiasi difficoltà capisci di essere molto piccola, ed io, ad esempio, chiedo sempre aiuto. Credo, infatti, che sia necessario condividere perché è meglio. È chiaro che in queste situazioni con qualcuno è tutto più facile ed è meglio.
Mi sono innamorata di queste ragazze, sono incredibili. Durante l'assemblea finale è arrivato Silvio. Mi ha guardato con uno sguardo così pieno che sembrava dicesse che quella ragazzina (cioè io) era venuta qui, con un certo modo di pensare e portava in sé una luce. Ha chiesto alle ragazze di condividere l'esperienza dell'incontro con me. Hanno detto cose incredibili sul fatto che in così poco tempo sono riuscita a dar loro così tanto, a dare speranza. Se ci sono riuscita io, almeno penso, a portare una luce nel mondo, allora anche loro possono. E mentre loro parlavano io pensavo che tutto ciò era proprio vero per me. Infatti io ero stata semplicemente con loro, avevo condiviso momenti di vita. Silvio ha ascoltato queste cose e alla fine mi ha guardata e mi ha detto con dolcezza: "Ti rendi conto di quanto hai donato a queste persone semplicemente stando con loro? Ricordati che questo non è solo merito tuo, ma degli incontri fatti nella tua vita, delle persone che ti circondano, che hanno investito su di te (gli italiani, la famiglia, gli amici). Ora non ti montare la testa per quello che ti è stato detto".
Avevo ancora una domanda che mi assillava in merito al fatto che nella mia vita avevo sperimentato qualcosa di bellissimo, per questo era diventata una persona così. Altre persone a me care, ad esempio, non avevano fatto esperienza di un incontro del genere, di cui parla Silvio, e, quando cerco di spiegare loro di cosa si tratta, in varie situazioni, mi rendo conto che siamo diversi, in qualche modo non capiscono di cosa stia parlando, di questa bellezza o attrattiva nel mondo. Gli ho chiesto cosa fare in quelle situazioni. Vorrei, infatti, che anche le persone a cui voglio bene facessero questo tipo di incontro, per me è importante che guardino il mondo in un certo modo. Non posso far finta di vivere come loro, con paura, infatti l'esperienza fatta nella mia vita non mi permette di guardare il mondo in un altro modo, di stare sulla difensiva, poiché sarebbe così innaturale e, in generale, non mi servirebbe a niente. Avevo anche questa domanda. Silvio ha risposto che non bisogna in nessun caso provare a spegnere quella luce che c'è in me solo perché gli altri non hanno fatto quell'esperienza. Dio mi ha scelto perché io porti questa luce, non per chiudere in me questa bellezza, ma per portarla al mondo. E se le persone che mi vogliono bene vedranno che io sono felice grazie a questo, anche loro lo saranno. Era come se Silvio fosse stato mandato proprio da Dio per dire quelle cose, così importanti per me.

Sentivo di essere così felice e ricca grazie all'incontro con Silvio, con quei ragazzi e con quell'esperienza.
Nel posto dove vivevo con le ragazze, per riempire d'acqua un bicchiere bisognava chiedere il permesso. Perché? Perché, a quanto pare, in quel modo si inizia a condividere la vita a partire dai dettagli, si capisce che c'è qualcuno vicino, che è necessario entrare in rapporto, chiedere aiuto. Prima di questo viaggio non riuscivo a capirlo, ma quando sono arrivata si è chiarito tutto.
in quel modo si inizia a condividere la vita a partire dai dettagli, si capisce che c'è qualcuno vicino, che è necessario entrare in rapporto, chiedere aiuto
Lui è quella persona cara che c'è sempre per te
Mi incuriosisce anche da dove Silvio coglie le risorse per dialogare e aiutare gli altri. È così pieno di amore, di questa bellezza. Quindi sono molto felice di essere riuscita a conoscerlo, di essere andata là e dell'accoglienza ricevuta. Mi sembra che sia stata un'unica giornata di dialogo intenso con Silvio, infatti mi ha dato così tanto perché abbiamo parlato di cose importanti. A volte, infatti, non si parla con le persone di certe cose perché si crede di non poter cogliere nulla per sé da certi discorsi. Con Silvio, invece, è stato molto diverso, come se qualsiasi sua frase fosse piena di contenuto per me. Infatti lui è quella persona cara che c'è sempre per te. È una cosa molto importante.